Il fenomeno dello stress è il più emblematico e significativo quando si vogliano comprendere i fattori molteplici che intervengono nella conservazione o nella perdita della salute, e ci permette di affrontare la complessità dell’unitarietà mente-corpo dell’individuo, senza però rimanere nel vago e nel generico. Esso è rappresentativo di un processo complesso che non può essere letto solo da alcune angolazioni, ma che necessariamente prevede una valutazione e un intervento multidimensionale (Rispoli, 1999).
Tutte le ricerche sono concordi nel confermare il legame tra l’organismo cronicamente stressato e la malattia: lo stress permanente, cronico, negativo è in connessione a patologie quali il cancro, le cardiopatie, il diabete, il calo delle difese immunitarie etc. (Rispoli, 2004). Possiamo definire lo stress come un’attivazione momentanea e costruttiva utile a gestire l’impatto di un evento. Per questo motivo, lo stress non è da considerarsi necessariamente come una condizione patologica. Tuttavia può determinare malattie se sussistono alcune condizioni: l’attivazione dell’organismo può permanere indipendentemente dalla presenza dello stimolo se il Filtro del soggetto, su cui “impatta” l’evento stressante, è alterato, per cui l’individuo perde la capacità di disattivazione, di tornare alla calma. Lo stress dunque si cronicizza, e inizia un processo di logoramento dell’organismo.
Le evidenze cliniche sul rapporto tra stress (dannoso, cronico) e cancro sono molte e le ricerche, in generale, hanno evidenziato come interventi di gestione e/o riduzione dello stress cronico conducano ad una maggiore sopravvivenza dei pazienti oncologici, ad una maggiore qualità della vita e ad una minore frequenza di recidive (Spiegel, 2002; Lutgendorf, et al., 2007; Andersen et al., 2008).
La visione della psicologia funzionale
Il contributo della Psicologia Funzionale sullo stress ha portato a definire in maniera più precisa il “circuito stress-benessere” e il ruolo del “Filtro Funzionale percettivo” nella determinazione soggettiva delle risposte allo stress. Gli eventi stressanti producono un impatto su tutto l’organismo. Tra l’organismo e lo stressor si interpone il “Filtro Funzionale della percezione” (definito Funzionale perché costituito dall’insieme organizzato delle Funzioni attivate), un sistema di filtraggio degli stimoli esterni mediato da una “percezione” non solo cognitiva, ma globale e complessiva e, quindi, sensoriale, visiva, uditiva, emotiva etc. (Di Nuovo, Rispoli, 2011).
Di fronte ad uno stimolo/evento stressante tutte le risorse della persona vengono messe in moto (da precisi meccanismi neuroendocrini e neurovegetativi) per attivarsi al massimo: si è allora concentrati, lucidi, pieni di energia, capaci di agire. Lo stress, dunque, è “..altamente benefico, stimola processi vitali e ci fa sentire bene” (Di Nuovo, Rispoli, 2011, 7), è temporaneo, e perciò può essere chiamato anche eustress. Una volta risolto il problema, è possibile ritornare ad una altrettanto piacevole condizione di allentamento neurofisiologico, emotivo, posturale, che permette di recuperare energie, per affrontare e gestire un altro momento difficile. Quando però l’attivazione permane, indipendentemente dalla presenza di ostacoli esterni, si realizza la condizione di stress cronico o distress: l’organismo non può reggere ad una attivazione costante e inizia a logorarsi, per cui i suoi funzionamenti biologici profondi vengono compromessi.
La diagnosi di tumore rappresenta un evento stressante, per cui le Funzioni del Sé della persona si mobilizzano verso una direzione che permette di fronteggiare lo stato di allarme. Possiamo immaginare l’intero percorso di malattia come un alternarsi di reazioni di stress (rispetto ad uno stimolo reale di pericolo) e di allentamento, in cui la persona può tornare alla calma e trovare momenti di benessere. Il rischio è rappresentato proprio da una cronicizzazione della reazione di allarme da parte dell’organismo, a seguito di un’alterazione Funzionale permanente.
Infatti, le caratteristiche del Filtro, che orientano l’esperienza in una direzione o nell’altra, risentono delle antiche esperienze del Sé, della storia della persona. Se il Filtro Funzionale della percezione non è eccessivamente alterato e se il contesto attorno al paziente oncologico è adeguato, l’evento tumore produce uno stress temporaneo, con un’attivazione solo momentanea, per quanto prolungata nel tempo: l’individuo può reagire adeguatamente e gestire l’evento. Al contrario, nella sua condizione alterata, o in mancanza di un ambiente che aiuti il paziente a fronteggiare l’evento, il Filtro porta il soggetto a percepire in maniera inadeguata l’evento malattia e ad una precisa sensazione di incapacità di gestire le situazioni: si approda direttamente allo stress cronico e l’attivazione del circuito permane anche in assenza dello stressor.
L’intervento funzionale in ambito oncologico
Da quanto detto, emerge che il paziente oncologico necessita di un sostegno e un intervento completo, integrato, che agisca su tutti i sistemi integrati dell’organismo (neurovegetativo, neuroendocrino, emotivo, sensoriale, cognitivo, motorio, posturale) che sono profondamente interconnessi in uno stato di salute, di benessere, di funzionamenti pieni e sani (Rispoli, 2010).
La Psicologia Funzionale propone:
- una valutazione accurata dell’entità e della specifica configurazione dello stress, attraverso strumenti diagnostici specifici;
- un intervento integrato sui funzionamenti di fondo maggiormente alterati nell’evento malattia, finalizzato a riequilibrare l’organismo e recuperare un naturale alternarsi di attivazione/eccitazione a momenti di rilassamento/riposo (Di Nuovo, Rispoli, 2011).
L’intervento Funzionale è un intervento su tutta la persona, orientato ad una migliore qualità di vita e a mantenere o recuperare un livello di benessere che possa sostenere il paziente nell’affrontare la propria malattia. I principali funzionamenti di fondo su cui si interviene con i pazienti oncologici sono: Lasciare, Controllo, Sensazioni, Piacere, Vitalità, Essere Tenuti, Tenerezza.
È fondamentale che il paziente possa sentirsi totalmente preso in carico, sentire che può essere accolto, Essere Tenuto, contenuto senza viverlo come una debolezza. Normalmente il paziente oncologico è immerso in una situazione di allarme, paura, preoccupazione continua, è sottoposto a persistenti controlli medici ed è inserito in programmi di cura che prevedono terapie molto forti, con effetti collaterali importanti, che danno un generale senso di malessere e di pesantezza. E’ importante, dunque, che il paziente abbia la possibilità di recuperare la capacità di Lasciare, di allentare il Controllo, di aprire le Sensazioni positive, spesso chiuse per non sentire il dolore e la sofferenza. E’ importante accompagnarlo nel ritrovare la capacità di sentire il Piacere e il benessere, nonostante le terapie ed i loro effetti, come anche recuperare una certa Vitalità nei movimenti, nei ricordi, nelle emozioni. E’ importante, inoltre, per il paziente contattare la propria Tenerezza, senza per questo perdere la forza, sentire la propria fragilità e il bisogno dell’aiuto degli altri, per smussare la durezza a cui spesso si trova costretto, per essere forte e affrontare la malattia.
