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LA SALUTE DEI BAMBINI

Parlare di salute dei bambini e non di malattie è già un modo diverso di vedere come affrontare la condizione dei nostri piccoli.

Possiamo definire semplicemente la salute come la capacità di reagire del nostro organismo a tutto ciò che incontra, nel senso più ampio della parola.

salute bambiniE’ su questa capacità di reagire, che ognuno ha già dalla nascita anche se ancora immatura, come molti altri aspetti della nostra condizione all’origine, che possiamo e dobbiamo contare più di ogni altra cosa e soprattutto nei bambini. La chiamiamo “immunità naturale” ed è fatta di molti strumenti a livello delle mucose, del sistema linfatico, degli anticorpi nel sangue, dei microorganismi intestinali e così via.

La nostra prima preoccupazione quindi sarà quella di conoscere e proteggere l’immunità naturale dei nostri piccolini così come cerchiamo di conoscerli e proteggerli rispetto a tutto ciò che vanno a incontrare man mano che esplorano il mondo che li circonda.

Come vedete non c’è poi molta differenza fra quello che cerchiamo di fare per es. a livello psicologico per nostro figlio e quello che dovremmo fare per la sua salute; conoscere e proteggere che poi significa prevenire. Anche perché il nostro sistema di difesa è complesso ed è formato dall’intreccio del sistema immunitario, da quello psicologico e da quello organico dei tessuti, tutti strettamente connessi e che, soprattutto, lavorano come una unità.

Questo significa anche che ogni bambino ha un suo modo peculiare, individuale, di reagire, di muoversi in questo mondo, già dal primo minuto in cui comincia a respirare ( per non parlare di come si è comportato in gravidanza!). Impariamo a conoscere i suoi bisogni nel dormire, nel mangiare, nel rapporto con gli altri, estendiamo questa conoscenza al suo modo di ammalarsi. Se davvero è sensibile al freddo,lo copriamo (ma quasi tutti i bambini sono calorosi!), se dormire poco gli fa male,  diamo più spazio al sonno, se vediamo che quando ha la febbre gli passa in un giorno, lasciamolo fare senza intervenire, e così via.

Usiamo tutto per nutrire e mantenere la sua salute, l’allattamento al seno, il cibo naturale con cui lo svezziamo e cerchiamo di farlo crescere, l’ambiente in cui vive sia in senso stretto (case più o meno umide o fredde..) che in senso lato, le persone che frequenta, gli stimoli culturali, etc. Mantenere la salute è prima di tutto stimolare e far crescere le difese, ma anche evitare tutto ciò che può alterarle, come i vaccini e le medicine chimiche, quando non strettamente indispensabili.

I bambini si ammalano di più e in modo diverso dagli adulti, perché?

Il loro sistema di difesa non nasce perfetto, come peraltro molti altri aspetti dell’esistenza (non sappiamo ancora parlare nè camminare alla nascita, per es.) e quindi cresce, evolve durante i primi mesi e anni. Uno dei modi in cui cresce, cioè forma anticorpi e difese che poi gli resteranno tutta la vita, è fare malattie cosiddette “acute”. Stiamo parlando di febbri, tossi e di tutti quei processi che esplodono violenti e poi rientrano in genere nell’arco di pochi giorni; non c’è bambino che non manifesti malattie acute e se vogliamo aiutarlo veramente dovremmo avere il coraggio di lasciare che facciano il loro percorso, se sono brevi e le condizioni del bambino sono buone, come spesso succede, oppure possiamo aiutarlo con rimedi (omeopatia, fitoterapia,etc) che accompagnino gentilmente all’uscita la malattia, senza stroncarla.

Perché stroncarla significa che il più delle volte ritorna a distanza di 2 o 3 settimane, perché il sistema necessita di compiere questo processo e se lo blocchiamo, ritorna. Se poi insistiamo a bloccarlo ripetutamente, rischia che si plachi quella modalità di ammalarsi e vada a produrre altre patologie, spesso più insidiose, più gravi. L’esempio che faccio sempre è: se vostro figlio passa una fase di ribellione e provocazioni e la vostra unica risposta sono ceffoni ogni volta che si manifesta, il risultato è di farlo arrabbiare sempre più (la malattia torna più forte) o addirittura di farlo chiudere in una piccola o grande fase depressiva (la malattia cambia modo ed è più insidiosa).

Vogliamo aiutare e collaborare con nostro figlio a tutti i livelli, psichico ma anche fisico e l’atteggiamento dovrebbe essere molto simile.

Infatti i sintomi che produce sono segnali, segni da comprendere e ai quali dare risposte e non da stroncare senza appello.

Più il sistema immunitario del bambino è aiutato a crescere, più sarà dotato di difese che lo aiuteranno per tutta la vita da adulto. Fino allo sviluppo, infatti, abbiamo una particolare condizione del sistema immunitario, che poi non sarà più; non perdiamo allora questa occasione unica di aiutare il suo sistema difensivo. Come vedete è il nostro atteggiamento che deve prima di tutto cambiare. L’ansia per le malattie dei figli è spesso più forte che per le nostre, in realtà loro riescono a superare il disagio in modo molto più tranquillo di noi; pensate ai bambini che giocano tranquilli con 38 di febbre e noi in che condizioni siamo se avessimo la stessa temperatura!!

Parlare di salute dei bambini significa quindi sapere che ognuno è diverso e quindi gli interventi devono essere individuali, che la cosa migliore che possiamo fare è conoscere e sviluppare le sue capacità, che siano quelle psicologiche oppure la sua immunità naturale, questo è l’approccio generale; come poi affrontare i singoli momenti di sofferenza o malattia deriva da questa visione e necessita interventi medici che abbiano una visione simile.

 

Dott.ssa Pia Barilli

LA PREVENZIONE DELLE PATOLOGIE DELLA BOCCA COMINCIA DALLA PRIMA INFANZIA

È possibile prendersi cura dell’igiene orale dei propri bambini ancora prima che spuntino i primi denti. Basta non abituarli a tenere sempre in bocca qualcosa di dolce, come il ciucciotto intinto nello zucchero o nel miele, il biberon pieno di acqua zuccherata, o ricevere in premio una caramella quando si comporta bene. Queste abitudini saranno impossibili da eliminare dall’oggi al domani, quando spunteranno i primi dentini. È quindi meglio evitarle fin da subito. Il primo spazzolino, piccolo e morbidissimo, senza dentifricio, può essere usato fin dall’anno di età e naturalmente va maneggiato dai genitori. Attorno ai tre anni, è possibile aggiungere allo spazzolino una piccola dose di dentifricio al fluoro per bambini. Un bimbo può iniziare a lavarsi i denti da solo, sempre sotto controllo dei genitori, attorno ai 6 – 7 anni. La pulizia dovrebbe essere effettuata dopo i tre pasti principali, ma se il bambino va alla scuola materna non sempre è possibile lavare i denti anche dopo il pasto di mezzogiorno.


Un’altra arma importante per la prevenzione della carie, in realtà tuttora assai dibattuta, è l’assunzione del fluoro: in gocce per i più piccoli, in compresse per i più grandicelli, è un minerale importante per la salute e la forza dello smalto. Ci sono stati dubbi, in passato, sulla reale utilità dell’assunzione del fluoro, perché il sovradosaggio potrebbe creare problemi alle ossa e al sistema nervoso. Alle dosi prescritte non ci sono documentati effetti collaterali all’assunzione di fluoro; alcuni dubbi persistono sulla effettiva efficacia della sua assunzione per bocca rispetto all’applicazione diretta sui denti dei gel di fluoro per la prevenzione dalla carie dentale. L’assunzione va comunque evitata aree geografiche in cui l’acqua potabile sia ricca di fluoro e se un bambino beve acqua minerale con molto fluoro.

Un’arma di prevenzione importante , dopo l’eruzione dei molari definitivi, è la sigillatura dei solchi. È un trattamento che viene eseguito dal dentista attorno ai 6 – 7 anni di età: nei solchi dei molari permanenti, che insorgono appunto a questa età, viene applicata una sorta di “resina” completamente atossica che si indurisce fino a formare una robusta protezione nelle zone più esposte all’azione della placca batterica. Questo trattamento, assieme all’assunzione del fluoro e alla pulizia corretta, sono le tre armi indispensabile per la salute dei denti.

La forma e le dimensioni della bocca risentono delle caratteristiche ereditarie e di quelle funzionali degli apparati respiratorio, posturale e deglutitorio del bambino. Possiamo “intercettare” lo sviluppo della mal occlusione già dalla prima infanzia con alcuni accorgimenti:

  • favorire l’allattamento al seno: lo sforzo della muscolatura di lingua, labbra e guance durante l’allattamento materno induce un forte stimolo sulle ossa del cranio per lo sviluppo delle ossa mascellari e della mandibola.
  • privilegiare l’alimentazione con cibi “consistenti”: dopo lo svezzamento e dopo l’eruzione dei primi denti da latte la masticazione di cibi duri (es. frutta e verdura cruda, la corteccia del pane al posto della mollica, la fettina di carne invece dell’hamburger, etc) irrobustisce la muscolatura masticatoria e fornisce uno stimolo importante alla crescita delle basi ossee, spesso deficitarie nelle loro dimensioni nei casi di mal occlusione.
  • Far controllare il bambino dall’odontoiatra ortodontista già intorno al quarto anno; già a questa età  è possibile intervenire nella prevenzione di una potenziale mal occlusione con alcuni dispositivi (attivatori) morbidi, in silicone, che educano la bocca al corretto uso della muscolatura masticatoria.
  • Nei casi di mal occlusioni associati ad asimmetrie della faccia e/o della  postura è consigliato il trattamento osteopatico per aiutare il bambino a “rimodellare” piccole distorsioni muscolo-scheletriche che hanno interessato il cranio, la colonna vertebrale o gli arti.

Per le mamme: 10 tappe per una corretta prevenzione della salute orale

1) Lavare i denti tutti i giorni tutti i giorni e almeno due volte al giorno: mattina e sera, dopo i pasti, il lavaggio dei denti diventa la principale misura di prevenzione.

2) Usare una pasta dentifricia: l’uso di una pasta dentifricia contenente fluoro, o altre sostanze in grado di prevenire la carie è un aiuto indispensabile.

3) Usare il filo interdentale: l’uso del filo interdentale almeno una volta al giorno aiuta nella rimozione di residui alimentari negli spazi ove è più difficile l’azione dello spazzolino da denti.

4) Controllare lo stato dei tessuti circostanti il dente: un sanguinamento o una riduzione dell’altezza delle gengive intorno ad uno o più denti può essere legato ad uno stato di infiammazione gengivale. Il controllo di questa parte della bocca è molto importante perché la malattia gengivale può avanzare silenziosamente fino ad arrivare agli stadi di gravità più avanzati.

5) Recarsi regolarmente dal dentista ogni sei mesi per un controllo odontoiatrico: è la misura più efficace per scoprire immediatamente nuove carie dentali, trattarle prima che si approfondiscano e controllare lo stato di salute dei tessuti di sostegno del dente.

6) Eseguire una seduta di igiene orale professionale ogni sei mesi: il tartaro non favorisce la buona salute orale. Se non diversamente consigliato, eseguire con regolare frequenza semestrale una seduta di igiene orale professionale è una misura di prevenzione estremamente efficace.

7) Non fumare: il fumo danneggia gravemente anche i tessuti della bocca.

8) Attenzione alla alimentazione: una dieta densa di sostanze zuccherate e ripetutamente assunte, può provocare maggiore rischio di carie dentale.

9) Le mamme e lo svezzamento: la mamma è la principale fonte di passaggio di placca batterica nella bocca del bambino. Per evitare che il piccolo possa sviluppare precocemente una placca batterica capace di indurre carie la mamma deve avere una bocca sana oppure evitare di assaggiare i cibi prima di porgerli al bambino utilizzando le stesse posate.

10) Evitare il contatto prolungato fra cibi o bevande o farmaci zuccherati ed i denti: il prolungato ristagno di sostanze zuccherate sulla superficie del dente, specie nei denti da latte, aumenta gravemente il rischio di carie dentale.

Dott. Andrea CortiMedico Chirurgo Odontoiatra, Osteopata D.O.

Centro di Medicina Osteopatica
V.le Europa 139, 50126 Firenze
Tel: 055 6532824

Studio Odontoiatrico
Via F. De Sanctis 70, 50136 Firenze
Tel: 055 669764

 

IL TOCCO ED IL CONTATTO SODDISFANO I BISOGNI FONDAMENTALI DEL BAMBINO

tocco contatto"Il prototipo di tutto il prendersi cura del bambino è il tenere in braccio; il contenere in braccia umane" D.W.Winnicott.

Il bisogno di contatto è presente fin dalla vita intrauterina, anche le ricerche scientifiche confermano che il contatto è indispensabile per uno sviluppo sano ed armonico dell’essere umano.

Già il bambino in utero è sempre contenuto dalle pareti uterine, dalle carezze della mamma, dai suoni soffici che sente, come la voce e il cuore della madre. Oltre a contenerlo, l'utero crea un vero massaggio su tutta la pelle del bambino, continue stimolazioni e coccole che lo aiutano a sviluppare il suo sistema nervoso e a soddisfare il suo bisogno di affetto.

Con la nascita, la gestazione non finisce, il cucciolo di uomo non è ancora capace di sopravvivere da solo e ha bisogno dell’adulto per la sopravvivenza.
Ad una immaturità motoria, corrisponde anche una immaturità cerebrale e biochimica ed il bambino ha bisogno di soddisfare alcuni bisogni fondamentali .per continuare il suo sviluppo.

Essere portati, cullati, accarezzati, essere tenuti, contenuti, protetti, ricevere amore, tenerezza, calma, ma anche provare piacere, vitalità, benessere sono tutte esperienze indispensabili per una crescita sana e armoniosa.

Un neonato instaura, sin dai suoi primi giorni di vita, un contatto molto intenso con la madre o l’adulto di riferimento: il bambino nasce con una ricchezza sensoriale che gli permette fin dai primi momenti di interagire con chi si occuperà di lui.
Nel bambino piccolo la pelle viene prima di ogni altra cosa e bisogna prenderne cura, nutrirla. Con amore.

Il tocco e il contatto permettono una esperienza comunicativa assolutamente unica, una comunicazione reciproca, tra adulto e bambino.

Le diverse modalità di tocco con le quali, il genitore, contatta il proprio bambino, corrispondono all’attraversamento di differenti esperienze relazionali, che l’adulto può alternare equilibratamente, per soddisfare diversi bisogni fondamentali del bambino.
La variabilità dell’intensità del tocco, nelle sue diverse tipologie, dà rilievo alle percezioni corporee e, quindi, funge da stimolo per sostenere nel bambino la capacità di discriminazione percettiva. Molte sensazioni arrivano dai muscoli, dal movimento, dalle posture, e sono raccolte dal bambino, che attribuisce loro valori ben determinati, all’interno di un quadro percettivo, in cui le può confrontare, rappresentare, categorizzare.
Un tocco volto a far attraversare diverse esperienze sensoriali corrisponde, dunque, al bisogno del bambino di Sentire/Percepire, per concettualizzare ciò che arriva dai suoi sensori interni. È importante assecondare un buon contatto con le proprie sensazioni, poiché sono il principale mezzo attraverso cui ci si orienta nel mondo.
Un Tocco volutamente energizzante può apportare vitalità e gioia. La gioia non è solo uno stato emotivo ma, in una visione integrata della persona e del bambino, è anche nei movimenti veloci e improvvisi, nelle sensazioni di brividi che percorrono tutto il corpo, in uno stato leggero di piacevole eccitazione. Il massaggio al neonato, con questo tipo di tocco, può far esperire le condizioni psicofisiche necessarie per essere nell’esperienza della Vitalità e nella Gioia, e, cosa molto importante, costruirne il ricordo.
Una modalità di contatto morbida comunica Tenerezza al bambino, accresce l’empatia e il legame di attaccamento.
Un tocco che agisce sulla muscolatura del bambino in modo lento, ripetitivo, quasi ipnotico, scioglie le rigidità, permette l’allentamento, può favorire il sonno, e l’addormentamento. Il bambino vive l’importante esperienza di poter Lasciare, grazie alla presenza di un’altra persona alla quale si Abbandona e si Affida. Questo tipo di Tocco permette all’adulto di comprendere come movimenti veloci e bruschi possano, al contrario, trasmettere messaggi più di durezza, che non favoriscono il vissuto di calma, con il quale il bambino può Stare tranquillamente, ad esempio, anche da solo, nel suo lettino.
Offrire ai genitori la possibilità di sperimentare modi diversi di tocco e di contatto diventa, un’occasione per accrescere la conoscenza e la comprensione del bambino, attraverso tutti i suoi canali di espressione, e, in tal senso, strumento migliorativo della qualità della relazione.

Dott.ssa Francesca Bernardini
Psicologa, Psicoterapeuta

IL SISTEMA LINFATICO: COME POSSIAMO ATTIVARLO PER DISINTOSSICARCI, AUMENTARE LE DIFESE IMMUNITARIE E MIGLIORARE L'UMORE.

Il sistema linfatico, diffuso in tutto l'organismo, è costituito da ghiandole, linfonodi e un'ampia e complessa rete di vasi che a partire dalle estremità risalgono verso il cuore in un decorso parallelo a quello del sistema venoso. Le sue funzioni fondamentali sono il drenaggio dei liquidi, l'assorbimento dei grassi e la protezione dell'organismo dalle infezioni attraverso la risposta immunitaria.

Negli spazi interstiziali che circondano le cellule filtrano tutte le sostanze che, dopo essere arrivate attraverso il sangue (nutrienti, ossigeno, liquidi, sali, ecc...), non vengono assorbite e gli scarti del metabolismo cellulare. Si forma così continuamente liquido in eccesso che prende il nome di linfa. Per evitare che ristagni, la linfa viene opportunamente drenata dai vasi linfatici che nascono come sottilissimi capillari a fondo cieco per poi aumentare di diametro gradualmente nel lungo e superficiale percorso verso il dotto toracico e il dotto linfatico destro dove rientra nel circolo venoso a livello delle vene giugulari. Il dotto toracico raccoglie i vasi provenienti dalla regione superiore sinistra, dalla parete addominale inferiore, dal bacino e dagli arti inferiori mentre il dotto linfatico destro raccoglie la linfa proveniente dalla parte superiore destra del corpo.

La produzione media giornaliera di linfa è considerevole in quanto nel dotto toracico affluiscono da 7 a 10 litri al giorno, con un aumento di volume che si verifica in seguito allo svolgimento di attività fisica. Durante il lavoro muscolare si ha un notevole incremento della pressione sanguigna, con un conseguente maggior passaggio di liquido plasmatico dalle cellule ai capillari linfatici.

La pressione linfatica è molto bassa perciò al fine di impedire il reflusso della linfa, i vasi linfatici di maggior calibro sono provvisti di valvole ravvicinate. Nel suo percorso lungo i vasi linfatici (che normalmente dura dalle 4 alle 5 ore) la linfa si trova ad attraversare i linfonodi cioè ghiandole capaci di produrre i cosiddetti linfociti, una serie speciale di globuli bianchi deputata all'eliminazione dei microrganismi ostili. Quando l'organismo sta combattendo un'infezione i linfonodi accelerano la sintesi e la trasformazione di questi linfociti provoca un aumento di volume delle ghiandole stesse che diventando evidenti e dolenti al tatto (da qui l'espressione di uso comune "avere i linfonodi ingrossati").  

Il sistema linfatico serve quindi a proteggere l'organismo dalle infezioni e a recuperare sia le sostanze utili (ad es. le proteine) filtrate dal sangue e non utilizzate, sia la parte liquida in eccesso evitando così inutili perdite. Serve inoltre a veicolare le sostanze tossiche prodotte dalle cellule, dalla periferia agli organi di depurazione (fegato, reni, polmoni, linfonodi).

A differenza del sangue, la linfa si muove dal basso verso l'alto sfidando la forza di gravità e scorre nei vasi mossa e sostenuta dall'azione dei muscoli. Contraendosi e rilassandosi, questi tessuti funzionano come una vera e propria pompa per la linfa. Di conseguenza quando tale azione viene meno, per esempio a causa dell'eccessiva immobilità, la linfa tende a ristagnare, accumulandosi nei tessuti. Ecco spiegato come mai per esempio, piedi e caviglie si gonfiano quando si rimane a lungo in piedi in una posizione statica. Per lo stesso motivo, quando la gamba è immobilizzata da una ingessatura occorre mantenerla sollevata al di sopra del livello del cuore (proprio per fare in modo che la forza di gravità agevoli il drenaggio linfatico). 

Il ritorno della linfa  viene agevolato e sostenuto anche dalla respirazione che aspira la linfa verso il torace in cui il grosso vaso linfatico terminale (dotto toracico) entra nel circolo venoso sanguigno.

Quando il prezioso sistema di drenaggio linfatico va in tilt si possono accumulare notevoli quantità di liquidi negli spazi interstiziali che creano quel gonfiore detto "edema" che, come ricordato, è la tipica conseguenza dell'immobilizzazione prolungata ma anche di traumi, malattie e interventi chirurgici. L'accumulo delle tossine che ne consegue può portare a una grande varietà di sintomi quali infiammazioni, stanchezza, costipazione, difficoltà di digestione, aumento di peso, gonfiore, mal di testa, malattie stagionali, asma ma anche, a livello emotivo, irritabilità, nervosismo, ansia, malumore ecc.

Per mantenere in salute il proprio sistema linfatico è molto importante svolgere regolare attività fisica, in modo da favorire l'azione della "pompa muscolare". Quando questa sana abitudine si associa ad un'alimentazione equilibrata e ad una giusta idratazione le difese immunitarie massimizzano la loro efficacia, impedendo così che il sistema linfatico vada in tilt per il troppo lavoro. Esistono inoltre delle particolari tecniche di massaggio che aiutano il sistema linfatico a drenare più efficacemente il liquido che ristagna nelle zone periferiche (linfodrenaggio manuale) con diffuso effetto antalgico e distensivo.

Riassumendo propongo di seguito alcuni accorgimenti utili a sostenere il buon funzionamento del sistema linfatico che, se praticati con costanza, possono fare la differenza per conquistare e/o mantenere il benessere psico fisico.

  • Svolgere regolarmente attività fisica (yoga, qi gong, passeggiate ecc.)
  • Curare l'alimentazione privilegiando frutta e verdura fresca e di stagione prestando attenzione anche al modo in cui mangiamo (concentrarsi sul cibo e il suo sapore, masticare a lungo, mantenere una giusta postura...)
  • Bere molta acqua, anche sotto forma di infusi.
  • Respirare profondamente, ricordandosi del proprio corpo, ogni volta che è possibile .
  • Prendersi il giusto tempo per ogni attività senza lasciarsi travolgere dallo stress.



Claudia  Bacilieri
Massoterapista e operatrice Shiatsu
CMO, Centro di Medicina Osteopatica,
via Ungheria 32, Firenze 0556532824

Come godersi i pedali evitando lesioni muscolari

Da una recente  indagine sul campo effettuata dai ricercatori dell’Oslo Sport Trauma Center studio emerge come le problematiche muscolari più frequenti interessino principalmente il rachide Lombare e il ginocchio, e in misura minore i muscoli della gamba. Il Cmo , che ha una vasta esperienza nelle discipline sportive può consigliare dei piccoli accorgimenti soprattutto rivolti agli amatori per evitare il rischio di lesioni muscolari:

  • Eseguire un corretto riscaldamento prima dell’allenamento, non solo muscolare ma anche cardio-vascolare, soprattutto d’inverno: un muscolo non riscaldato è un muscolo poco elastico e poco irrorato dal sangue, per cui con minore capacità di far fronte a uno stress improvviso (movimento brusco) o a un allenamento intenso e ripetitivo. Alcuni atleti prima di una gara arrivano a eseguire un riscaldamento anche della metà della distanza della competizione. Lo stretching, al contrario, è sconsigliato prima dell’allenamento poichciclismo nazione indiana comé influisce in senso negativo sulla reattività muscolare e sulla forza massimale che è in grado di esprimere (The effect of stretching on sports performance and the risk of sports injury - G. Gremion); al contrario, dopo l’allenamento o comunque al di fuori dell’attività sportiva è in grado di influenzare positivamente la lunghezza muscolare facilitando il recupero.

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