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C'è del vero: numeri che esprimono la fatica fisica della donna di casa sono sorprendenti. Per accudire ad un nucleo familiare tipo (un marito e due figli), la casalinga in una settimana rifà ventuno letti, lava ottanta bicchieri, settanta cucchiaini e ancora lava, asciuga, stira e ripone tra camice, lenzuola, calzini, asciugamani ed altri capi di abbigliamento, circa cento pezzi. Ma non è tutto: ogni settimana percorre dieci chilometri a piedi, solleva e trasporta circa cinque quintali e infine lustra, lava e spolvera cento metri quadrati tra pavimenti, finestre e mobili. Tanto che, in una comune giornata di lavori domestici, della durata media di cinque ore e mezzo, la donna di casa brucia duemila e seicentocinquanta calorie. Molto più di una ora di ginnastica aerobica, di una partita di tennis, di una corsa di dieci chilometri. Risultato: la casalinga è esposta - come gli sportivi - ad un gran numero di dolori ed infiammazioni alle articolazioni, ai muscoli e ai tendini. Non solo: lo sportivo, consapevole dei rischi che l'attività fisica comporta, adotta le precauzioni e le contromisure del caso: riscaldamento, allungamento muscolare, sospensione dell'attività ai primi sintomi dolorosi e controlli medici specialistici. La donna di casa invece no. Per mancanza di informazione medica o perché insostituibile nei lavori domestici, spesso trascura i dolori e rimanda il riposo e le cure necessarie. Di qui l'elevata incidenza di problemi cronici e degenerativi che la colpiscono alla colonna vertebrale e alle maggiori articolazioni.
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